mercoledì 23 maggio 2018

La figlia del boia (8)



Il mio amore per i romanzi storici mi ha condotto a questo libro che possiamo definire "senza infamia e senza lode". 
La trama è semplice, ma coinvolgente. A metà del Diciassettesimo secolo, in un paesino tedesco una serie di infanticidi spaventa la popolazione quando si nota sul corpo delle vittime un simbolo di stregoneria. La colpa ricade sulla levatrice del posto, che viene condotta in carcere con l'obiettivo di torturarla per farla confessare. Il boia del paese, convinto dell'innocenza della donna, inizia a indagare con l'aiuto di un giovane medico, innamorato di sua figlia. Ne usciranno intrighi e misteri degni di un giallo, ma verranno descritte anche paure immotivate che davvero nel passato hanno condotto a giustiziare donne innocenti solo per sedare l'ansia collettiva. La base storica del romanzo è solida in quanto i Kuisl sono una casata di boia da cui l'autore discende, i sistemi di tortura descritti sono autentici e alcune vicende di cui si parla sono realmente accadute. Il nucleo, ovviamente, è inventato.
Non lasciatevi ingannare dal titolo: il protagonista non è la figlia del boia, ma il boia stesso. Sua figlia ha un ruolo di "attrice non protagonista" che si muove in modo moderno in un mondo per soli uomini. Le vicende sono affascinanti, ma a questo libro manca qualcosa. Credo che sia privo di una scrittura piacevole e coinvolgente. E' certamente chiara, quasi non ci sono termini sconosciuti, se non quelli degli arnesi o dei luoghi del tempo, ma le metafore sono scarse e la linearità descrittiva priva il lettore di emozioni forti. Tuttavia rimane un buon libro, che non rapisce, ma neppure lascia delusi.

Consigliato agli amanti dei romanzi storici e a chi vuole approfondire la storia della "caccia alle streghe". 

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