lunedì 12 febbraio 2018

Quando i libri aiutano nei momenti difficili



Daniella Smith è un professore associato della University of North Texsas (USA) che si occupa di biblioteche scolastiche e della formazione dei bibliotecari. In un articolo (che potete trovare qui) racconta della difficoltà vissuta all'età di otto anni, quando uno sconosciuto tentò di rapirla, per poi dileguarsi. Dopo quell'episodio per lei, bambina, nulla fu più come prima. Non solo rimase con il timore che quest'uomo potesse tornare nella sua vita, dato che non era stato identificato, ma si lasciò convincere dalle dicerie degli altri bambini per i quali lei era strana e quindi poteva essere stata presa di mira per questo. Il senso di colpa iniziò a insinuarsi in lei. Per mesi rifiutò di uscire di casa e di giocare con i propri amici. La paura si impossessò delle sue giornate, nonostante le persone intorno a lei care la amassero e la rassicurassero.
Sono passati anni da allora, ma Daniella Smith si è chiesta: se avessi avuto la possibilità di leggere qualche libro in cui potevo capire che non ero la sola a cui era capitato, forse sarei stata meglio e il senso di colpa sarebbe venuto meno. Magari sarebbe stato utile identificarmi in una storia simile alla mia, rassicurata sul futuro di situazioni simili. Daniella Smith ha cominciato a pensare al suo passato quando, in un convegno, il relatore sottolineò come fosse importante consigliare un libro a scopo "terapeutico" considerando attentamente la condizione del ragazzo in questione, pena la possibilità di mettere tra le sue mani il libro sbagliato.
La biblioterapia non può essere confusa con un'attività di lettura qualsiasi e Daniella Smith, da esperta, lo sa. A un bisogno si risponde con un obiettivo, fissato per soddisfare quel bisogno, cercando di trovare il libro più adatto per la persona, Potete credere che c'è chi utilizza libri thriller per superare la paura? Ebbene, accade non di rado. Ma se un thriller lo si mette tra le mani di una persona con una sensibilità diversa, l'effetto sarà opposto. Con i bambini questo è ancora più vero. 
Riconoscere la serietà dei professionisti che svolgono attività come questa, si chiamino biblioterapisti o no è solo questione di etichette, è fondamentale. Se vogliamo che i libri diventino una risorsa che vada oltre il piacere di leggere (già di per sé una conquista), va riconosciuto questo ruolo e dato loro lo spazio necessario. Biblioteche scolastiche? Biblioteche itineranti? Sessioni di biblioterapia nei quartieri? Laboratori di lettura nei prati? A tutto questo: sì, grazie!

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