lunedì 18 gennaio 2016

Sempre meno lettori: perché?

C'è una specie di ossimoro che invade la mentalità occidentale: la lettura è considerata importante, ma pochi leggono. Mentre Amnesty International denuncia gli attacchi nello Yemen alle scuole (e questo ci dice quanto timore hanno i terroristi dell'istruzione), la stampa internazionale parla del progetto di togliere dalle biblioteche russe alcuni libri considerati "ideologicamente indadatti" (cosa che mi riconda qualche episodio italiano) e in Germania si discute sulla ripubblicazione del Mein kampf di Adolf Hitler, in Italia si riscopre, per l'ennesima volta, quanto poco è considerata la lettura e la cultura in generale. Da ogni parte del mondo arrivano segnali che ci dicono che la conoscenza fornisce opportunità, aiuta a trovare soluzioni ai problemi, arricchisce le persone di una consapevolezza nuova. Eppure nella mentalità dell'occidentale il consumismo e l'ambizione alla ricchezza sembrano gli unici valori considerati. Qui potete trovare il resoconto della lettura in Italia nel 2015 redatto dall'ISTAT: i "lettori forti", cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma "lettore debole", avendo letto non più di tre libri in un anno. Da solo, questo dato mi sconforta. Non capisco come possa essere che nei Paesi dove la possibilità di studiare non c'è, si desiderai la cultura, mentre dove si possono trovare occasioni di ogni genere, la si respinge. L'atto di leggere è considerato da sfigati. Correre dietro a un pallone fa figo. Conoscere la letteratura ed essere capaci di parlarne è visto come inutile.
Io credo fortemente che sia fondamentale promuovere la lettura. Ma finché non sarà socialmente considerata come merita, l'obiettivo rimarrà irragiungibile.

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