martedì 8 dicembre 2015

Paure di un biblioterapista in crescita

Domani la mia sveglia suonerà presto anche se non dovrò andare al lavoro. Mi aspetta uno studio intenso per preparare un'importante lettura al centro di ricerca Asklepios sulla biblioterpia. Sono tutt'altro che tranquillo. E' la mia materia, lo so, ma la platea sarà composta da una ventina di professori universitari e il livello che dovrò tenere sarà piuttosto alto. Solitamente sono a mio agio nel parlare in pubblico. Addirittura mi piace farlo perché sento che trasmetto il mio amore per i libri, perché fornisco le mie conoscenze sulla biblioterapia a quanti non ne hanno mai sentito parlare. In questo caso mi sento in ansia come se dovessi discutere una tesi di laurea. Forse anche qualcosa in più. Non sono più uno studente, studio e riporto le mie conoscenze a un livello differente per aprirmi a un confronto a cui non sono abituato. Più importante, più formale. Ma oggi pomeriggio mi sono trovato a parlare con un ragazzo che conosco da quando era piccolo, compagno di scuola materna dei miei figli, della sua esperienza di volontario con dei portatori d'handicap psico-fisico e del suo desiderio di pensare al proprio futuro in una professione d'aiuto. Gli ho raccontato del mio percorso professionale, iniziato allo stesso modo e giunto all'utilizzo dei libri per aiutare le persone. Ora mi chiedo se domani riuscirò a trasmettere nel giusto modo questo concetto: sostenere le persone attraverso la letteratura. Descrivere i diversi meccanismi che governano la biblioterapia è più difficile che utilizzare la biblioterapia stessa. Qualche giorno fa ho partecipato, come correlatore, alla discussione di una tesi in infermieristica sulla biblioterapia. Anche in quel contesto mi sono accorto di questa problematica. E questa sera ripensare a tutto questo non mi rassicura. Mi dà forza, invece, ripensare al mio giovane amico, alle sue incertezze, ma anche alle sue convinzioni sul piacere di aiutare le persone con il proprio agire. In chi pratica la biblioterapia esiste quello stesso piacere. Lascio al sonno della notte rassicurarmi che domani saprò trovare le parole giuste.

2 commenti:

  1. Com'è andato l'incontro?
    Qualche volta la "sapienza" ha bisogno della semplicità ed è l'emozione che risveglia l'intuito.

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  2. Non male. E' che a certi livelli non ci si sente mai all'altezza.

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