martedì 6 ottobre 2015

Libri e calcio: binomio impossibile?

Oggi un paziente mi ha chiesto se al derby di domenica tra l'Hellas Verona e il Chievo io fossi stato un tifoso del Chievo. Lui lo era dell'Hellas e la domanda era una provocazione per interagire con me. Sono rimasto in silenzio per qualche attimo prima di rispondere che non mi interessavo di calcio e che ero totalmente ignorante in materia. Non gli ho specificato che il significato di derby mi è stato insegnato solo da qualche anno dai miei figli, che si sono prestati a darmi qualche insegnamento per colmare tali lacune.  A questo mio paziente sembrava impossibile questa cosa e ha insistito, chiedendomi a quale altro sport fossi appassionato. "Nessuno" è stata la mia risposta. Il suo sguardo interrogativo mi ha messo in difficoltà e mi sono sentito in obbligo di dire: "Io leggo". Peggior risposta non potevo darla, non tanto perché mi sono sentito fuori luogo. Il problema è stato che il flusso della conversazione si è impantanato. Non è sempre detto che dichiarando l'appartenenza al proprio mondo si abbiano buoni frutti in una relazione d'aiuto com'è quella tra infermiere e paziente. Avrei voluto dialogare con lui, ma non sono stato in grado di deviare l'argomento su qualcosa a me familiare in ambito sportivo, magari semplicemente ponendo domande interessate. La verità è che quando si parla di calcio mi sento proprio in difficoltà. Posso parlare di politica, di religione, di economia, di antropologia, o anche incuriosirmi di campi a me ignoti. Ma chiedetemi qualsiasi cosa di sport e io non saprò cosa rispondere. Vani i tentativi di memorizzare alcune nozioni: mi manca la passione e questo mi impedisce di comprendere la materia. Questa cosa mi secca non poco. Alcune persone focalizzano le loro energie quasi unicamente sul calcio e questo diventa un tema importante per loro. Dovrei essere in grado di utilizzarlo per entrare in contatto con questo tipo di pazienti. Tutti i miei libri diventano inutili e mi sento di mancare in qualcosa. E non è un problema di essere o non essere intellettuali. Umberto Saba, grandissimo poeta, ha saputo scrivere anche di calcio in alcune sue poesie, dimostrazione che la cultura può stare dappertutto. 
E' deciso: devo cominciare a vedere qualche partita. Ma se ci penso sul serio mi viene l'ansia. Scusate: vado a leggere un po' per tranquillizzarmi.

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