lunedì 7 settembre 2015

Abolire il carcere (8-)

Il titolo di questo libro, accompagnato dal sottotitolo Una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini, ha stuzzicato la mia curiosità e mi ha indotto a leggerlo. Sensate le idee e interessante la logica che ci sta dietro. Ormai è chiaro a tutti, o dovrebbe esserlo, che punire i reati minori alla stregua di quelli più gravi, soprattutto se a compierli sono i più giovani, è inutile e dannoso. Anni di legge punitiva per l'uso delle droghe leggere hanno dimostrato l'inefficacia e la nocività di tale atteggiamento. Vi sono testimonianze raccapriccianti su giovanissimi sbattuti dietro le sbarre per il possesso di poca marijuana, usciti dal carcere con segni permanenti non causati dalla colpa del reato, ma per la permanenza di un luogo che non sa riabilitare, ma solo sorvegliare, ma nel modo peggiore. Il libro dice chiaramente questa verità conosciuta, ma poco considerata: i nostri carceri non hanno nulla di rieducativo. E se chi ha commesso una colpa non viene rieducato, tornerà a delinquere. L'illusione che la punizione da sola possa far ravvedere il reo è, in questo saggio, infranta. Devo dire che un semplice manuale per il liceo di pedagogia sarebbe in grado di affermare la stessa cosa, con tanto di motivazioni e possibili alternative applicabili. Tuttavia, rimane forte nell'opinione pubblica la convinzione che il carcere sia l'unico modo per allontanare i soggetti pericolosi. Peccato che una volta scontata la pena queste persone torneranno in libertà: migliori di prima? Questo saggio ci convince che non sarà così e prova a ipotizzare soluzioni già adottate in altri paesi, i cui risultati sono misurabili per la loro efficacia. Al termine della lettura, pur condividendo gran parte delle tesi esposte, rimangono delle perplessità: il pressapochismo italiano, presente a tutti i livelli, è in grado di gestire un sistema dove il buon senso applicativo è fondamentale? Non rassicurano i tanti processi di durata pluriennale che al termine si scoprono essere colmi di vizi di forma e di clamorosi errori, così come le leggi cucite sui problemi, tanto per tappare la falla (la chiusura delle strutture manicomiali, grazie alla legge 180/78, senza poi dare le coperture necessarie alle previste strutture territoriali. insegna). E come gestire i reati sessuali, quelli di pedofilia soprattutto, che sono tra i più soggetti alle recidive? Come rassicurare l'opinione pubblica, oggi sempre più in ansia, nell'adottare un sistema tanto elastico?
Il testo è scorrevole, anche se in alcune parti è un po' troppo tecnico, rimane comunque alla portata di tutti.
Consigliato a chi non vuole ragionare per stereotipi

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