sabato 25 aprile 2015

Perché il 25 aprile ha bisogno di letteratura

Oggi, sui siti e blog che si occupano di libri, troviamo svariate proposte di lettura sulla Liberazione. Il tema è incentrato soprattutto sulla lotta partigiana. Il patrimonio letterario di questo genere in nostro possesso è grande e importante. Scrittori eccezionali, dopo la fine della guerra, sentirono l'impellenza di testimoniare, pubblicando libri sulla loro esperienza di resistenza, lotta e liberazione, creando in questo modo un'eredità di cui ancora godiamo. Eppure questa eredità sembra non bastare più. Oggi pare emergere una realtà tenuta nascosta per lungo tempo: siamo un popolo dalla doppia anima. Siamo stati vincitori, ma anche vinti. I nostri nonni potevano essere partigiani, oppure fascisti, perire nelle fosse Ardeatine o nelle Foibe. In questi ultimi anni la questione continua a sollevare polemiche, quasi sempre inconcludenti. Io credo che la nostra generazione abbia deciso di abbandonare tale spazio di discussione. O, forse, non gli è mai appartenuto. Mancano scrittori giovani che tentino, su entrambi i campi ideologici di appartenenza, di analizzare la materia sulla scia della memoria lasciata dai loro nonni. Non parlo solo di testimonianze. Penso anche a storie inventate, romanzi e racconti, che analizzino il passato, così come la metamorfosi che la memoria ha subito, fino ad arrivare alla schizofrenia in cui il nostro Paese è pericolosamente caduto. Abbiamo bisogno di una nuova letteratura che sappia parlare onestamente di una questione antica. Perché le polemiche non possono farci comprendere argomenti così complessi. La letteratura, invece, sì.

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