venerdì 30 gennaio 2015

L'ultimo canto dell'uccello di rovo




Se vi nomino Colleen McCullough forse non avrete reazioni. Ma se vi dico "Uccelli di rovo" e avete più di quarant'anni, certamente sapete di cosa sto parlando. Si tratta del celebre telefilm che narra della giovane australiana innamorata del bel prete. In realtà la trama è tratta dal libro proprio della sopra citata Colleen McCullough la cui morte, sopravvenuta a settantasette anni, è stata annunciata oggi. Certamente nota nel mondo per merito del telefilm, McCullough è stata una scrittrice prolifica e attenta, che dal tessere storie d'amore è passata alla costruzione di complicate saghe ambientate nella Roma imperiale, creando tomi di considerevoli dimensioni che non hanno mai scoraggiato i suoi lettori. Si racconta, in queste ore, dei suoi ultimi anni, affetta da una maculopatia degenerativa che l'ha resa cieca. È spontaneo il parallelismo con Borges: come lui continuò a fare letteratura tramite l'aiuto esterno di chi leggeva o scriveva per lui.
Mi rimane, di questa scrittrice, le parole di mia madre che, negli anni Ottanta, dopo il telefilm, decise di leggere il libro e sottolineava le diversità del testo rispetto alla sceneggiatura. Io, ragazzino delle scuole medie, guardavo l'enorme volume, insospettito dall'idea che potessero esserci differenze sostanziali tra un romanzo e la sua trasposizione cinematografica. E da tutte quelle lacrime versate, dalle donne della mia casa, per un amore fittizio (fittizio?) contenuto in un libro.

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