martedì 14 ottobre 2014

Nuove idee per finanziare la cultura




Vi siete mai chiesti il motivo per cui Google pubblica molti dei suoi Doodle dedicati a grandi intellettuali? Oggi trovate quello per Hannah Arendt, recentemente abbiamo visto quello per Tolstoj, solo per citare i più recenti. Si sprecano quelli per gli inventori. È una contraddizione che un motore di ricerca, affare più ludico che intellettuale, si mostri così interessato al mondo della cultura? O semplicemente è un sistema per includere nel business il mondo del sapere che spesso si sente trascurato e, in questo modo, può identificarsi e sentirsi accettato, se non nel mondo reale, almeno in quello virtuale? Sono domande solo apparentemente banali. Pensateci. È sempre più difficile incontrarsi tra studiosi o anche tra appassionat,i e internet si pone come zona riunificatrice. Che dire poi delle possibilità che fornisce il servizio books.google? Io stesso utilizzo, per questo blog, uno strumento di Google e di tanto in tanto ricevo inviti a inserirvi la loro pubblicità, segno tangibile che la piattaforma è prima di tutto un affare commerciale e non culturale. Ne siamo consapevoli? Io lo sono. E credo che questo dovrebbe essere maggiormente considerato e incanalato a favore della cultura. Uno sponsor mi finanzia un circolo culturale? Una libreria specifica mi permette di aprire una biblioteca attraverso dei gadget pubblicitari? Un sito specifico mi concede gli strumenti per una piattaforma di e-learning da utilizzare gratuitamente? Il vero problema è l'indipendenza che gli operatori culturali saprebbero mantenere o meno. Non sono gli strumenti a essere sbagliati, ma il modo in cui li si usa. Piaccia o meno, dobbiamo fare i conti con nuove forme di finanziamento. Forme mai sperimentate, creative. E chi può essere più creativo di chi legge?

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