venerdì 27 giugno 2014

La misura della felicità?







Un libro pubblicizzato davvero molto in questo periodo è "La misura della felicità" di Gabrielle Zevin. Oggi l'ho letto. E non mi è piaciuto. Questo libro si affianca ai tanti che, per il solo fatto di ambientarsi tra i libri, citandone molti, e inserendovi motivi strappalacrime, suscitando sentimenti in modo davvero troppo scontato, si arroga il diritto di essere un buon testo. Ci mancava il finale con il malato di cancro e l'amore, all'inizio non corrisposto. Non voglio criticare il libro in sé. Sicuramente io come lettore non l'ho gradito, ad altri piacerà. Ma mi infastidisce il marketing che ci sta attorno. Sedici euro di un tomo con copertina rigida, dove lo spazio tra le righe è enorme, le pagine sono spesse e le recensioni lo trattano come narrativa di prim'ordine. È un romanzo rosa e neppure dei migliori. Avete letto Steel o Pilcher o altri? Spesso sono criticati e relegati come letteratura minore (a mio avviso ingiustamente). E questo non regge neppure il confronto con questi. Se qualcuno di voi lo ha letto e vuole dare il suo contributo aggiungendo un commento, ne sarò lieto. Anche essere smentiti non fa male.

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