mercoledì 19 luglio 2017

Orgoglio (di un lettore) e pregiudizio (di un non lettore)

23/11/013

"Mi servono questi libri" dice il ragazzo alla libraia. "Devo leggere La banalità del male di Hannah Arendt e Se questo è un uomo di Primo Levi". Poi aggiunge, senza che la cosa gli fosse chiesta: "Devo leggerli per la scuola". A questa conversazione ho assistito ieri in libreria. Dapprima ero girato verso gli scaffali di libri. Le parole venivano comprese dalla mia mente senza che ne fossi interessato. Ma all'ultima frase non ho potuto fare a meno di voltarmi per guardarlo bene in faccia: bel ragazzo, solare, fresco, forse diciottenne, con madre al seguito. Trovo sempre incredibile quando qualcuno si giustifica perché legge. Una stigmate sociale? Un'onta sulla propria reputazione? Amo leggere, sono orgoglioso di leggere e mi inchino di fronte ai lettori, soprattutto quelli esperti, che dalla loro esperienza hanno imparato e possono insegnare per tutto quello che hanno conosciuto nei libri. Comunque sia, voglio rassicurare chi la pensa diversamente: chi non legge non è perseguito ne' legalmente, ne' socialmente. Qualcuno attribuì, erroneamente, queste parole a Voltaire: non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita affinché tu possa dirle. Io la vita non la darei certamente, ma chi vuole nascondersi dietro giustificazioni imbarazzanti lo può fare senza timore.
Caro non lettore, spero di non urtare la tua sensibilità riferendoti una citazione che ho letto e che non che ho sentito in tv, ma sai, noi lettori siamo fatti così.

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