giovedì 4 agosto 2016

Non medicalizziamo i libri

07/06/2012

La giusta misura sta nel mezzo. I libri curano veramente? Come usarli e quando "assumerli"? Leggendo l'articolo qui,  comparso oggi nella sezione La Lettura su corriere.it, ho sentito la necessità di fare alcune precisazioni.. Interessante l'analisi, più promettenti le conclusioni: curiamoci con i libri, ma non "medicalizziamoli". Non possiamo affermare che è utile leggere il tal libro per la tristezza, il tal altro per il mal d'amore, un altro ancora per la solitudine e così via. Leggere è anche irrazionalità, scelta personale insondable. Temo che spesso i benefici che vengono dai libri, allo stesso modo di tante altre tecniche, diventino protagonisti più della persona stessa che li usa. Non dimentichiamo che la lettura non ha alcun beneficio se chi l'adopera non la ama. E l'amore non è un sentimento catalogabile, non ami una persona per calcolo. Allo stesso modo un libro ti affascina per motivi a te stesso sconosciuti. E' difficile misurare l'efficacia della Biblioterapia proprio perché certe motivazioni sono non misurabili e a volte non individuabili. Questo è un problema da considerare se vogliamo studiarla scientificamente. Ma è anche la risorsa principale: rinunciare alla passione, al piacere puro, all'armonia del disordine delle parole sulla carta, all'illogicità di tutto questo, significherebbe rinunciare alla letteratura come tale. No grazie, preferisco leggere.

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