lunedì 8 gennaio 2018

Nuovo rapporto Istat sui lettori



La fotografia che l'ISTAT fa periodicamente della popolazione italiana ci fornisce dati sempre interessanti sulla condizione della lettura nel nostro Paese. I seguenti dati presentati nel 2017 riguardano l'anno 2016.

E' considerato lettore colei o colui che legge libri al di fuori di quelli necessari alla propria professione.
I lettori sono in calo: solo il 40,5% degli italiani legge almeno un libro all'anno. Significa che 6 italiani su 10 non leggono affatto. 
Sono più le donne a leggere (47,1%) rispetto agli uomini (33,5%). 
I lettori deboli, ovvero coloro che leggono in un anno tra 1 e 3 libri, sono il 45,1% del totale dei lettori.
I lettori forti, ovvero coloro che leggono almeno 1 libro al mese, sono il 14,1% del totale dei lettori. Questo significa che solo il 5,7% della popolazione totale rappresenta lettori forti. 
1 famiglia su 10 non possiede neppure un libro in casa.
Il 66,9% dei giovani tra i 6 e i 18 anni che sono lettori sono figli di lettori.
I lettori utilizzano mezzi di svago come teatro, cinema, musei, etc. maggiormente rispetto ai non lettori.
Sono maggiormente lettori coloro che hanno un'istruzione universitaria rispetto ai diplomati.
La condizione economica dei non lettori è peggiore di quella dei lettori.

Proviamo insieme a dare un significato ai dati.
In Italia si legge sempre meno e i maschi non riescono a emanciparsi in questo. La condizione familiare è un fattore importante affinché i giovani diventino lettori. Ciò si traduce nella necessità di agire anche sugli adulti affinché i giovani ne traggano beneficio. La condizione economica è un dato non semplice da tradurre: non si legge perché si è poveri o si è poveri perché non si legge? Non c'è dubbio che i prezzi dei libri non aiuta. C'è da dire che le biblioteche sono un'agenzia educativa sempre più all'avanguardia e organizzata, nonostante le difficoltà strutturali e amministrative. Insegnare a scuola fin dall'inizio il valore della biblioteca può essere un modo per aiutare i meno abbienti a parificare il divario. C'è da considerare i lettori deboli, che sono valutati comunque lettori e non sono inseriti tra i non lettori con condizioni economiche difficili: perché non leggono di più? Per questi le politiche necessarie a incrementare il livello di lettura dovrebbero senz'altro essere maggiori poiché non sono ostili ai libri, come lo sono spesso i non lettori, e quindi le probabilità di successo con loro sono maggiori. Magari hanno bisogno di maggiori stimoli o di motivazioni differenti.
In conclusione, i lettori italiani sono di meno rispetto al passato e sono agli ultimi posti rispetto a diversi sondaggi nel mondo. Ma ciò che conta è che la lettura di dati come questi deve generare il desiderio di mettere in atto politiche a favore della lettura e non giudicare. Ma quali sono le politiche più utili? Ognuno inizi da se stesso. Invitiamo i nostri cari a leggere, parliamogli di libri, di letture. E in un mondo sempre più connesso e multimediale non nascondiamo l'orgoglio di essere dei lettori: è un pregio, non un difetto. 

2 commenti:

  1. Bello questo articolo sulla lettura. Secondo me dovrebbero essere più incentivate le scuole nel favorire l'amore per la lettura...

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    1. E' vero. Gli insegnanti fanno già molto, ma servirebbero modalità nuove, in grado di parlare il linguaggio degli studenti del nuovo millennio. Non è facile, ma come dici tu la scuola è il primo scalino necessario da fare

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