giovedì 5 maggio 2016

Solo i libri si prendono cura di noi?

Un lettore volontario che opera nell'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, dove lavoro come infermerie e collaboro per un progetto per la diffusione dei libri in ospedale, mi ha segnalato questo libro dal titolo eloquente: I libri si prendono cura di noi. Scritto da una francesce, Régine Detambel, nell'articolo che mi è stato consigliato (e che potete trovare qui) si trovano citati pionieri della biblioterapia quali l'americana Sadie Peterson-Delaney che operò negli anni Venti e Trenta del Novecento. Un suo contributo conosciuto da quanti si occupano di biblioterapia in ospedale è il breve saggio del 1938 dal titolo The Place of Bibliotherapy in a Hospital, che contiene ottimi suggerimenti, anche se inseriti in un contesto sanitario differente dal nostro e collocato cronologicamente lontano. Non può passare inosservato il fatto che parliamo di esperienze applicate e documentate nella prima metà del Novecento. Oggi in Italia muoviamo i primi passi nell'applicare la biblioterapia, soprattutto in ambienti sanitari, in forte ritardo rispetto a molti paesi occidentali. Credo che questo problema sia insito nelle difficoltà ad applicare veri piani di lavoro per l'umanizzazione delle cure, favorendo invece un tecnicismo sempre più spinto e una dicotomia ingiustificata tra benessere fisico e psicologico. Corresponsabile è certamente la crisi economica, ma anche una forma mentis dura da sradicare. Il libro di Detambel però non si limita solo ai pionieri della biblioterapia. Porta esempi in diversi ambiti, non ultimo in quello che riguarda gli anziani, popolazione sempre più numerosa nella nostra società, ma trascurata nei suoi bisogni di un ruolo e di mezzi consoni a regalare riflessioni e autostima. Un esempio a riguardo lo si può trovare nel bellissimo Il ragazzo che amava Shakespeare di Bob Smith (qui e qui i miei post sul libro). Buone letture a tutti e un grazie ad Angelo per la segnalazione.

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