mercoledì 18 maggio 2016

L'etica nella diffusione della lettura

Nel reparto in cui lavoro stiamo rinnovando le librerie e sarà l'occasione per revisionare i libri presenti (circa cinquecento volumi) e fare un po' di ordine. Ma l'ordine non è il motivo principale per cui è necessario verificare i titoli. Ogni libro presente è stato donato e non di rado gli argomenti trattati sono talmente particolari da mettermi il dubbio se lasciarli o toglierli. Poco male se si trattasse di esoterismo, meccanica o tecnica per gli origami. Il vero problema nasce notando saggi di politica (di parte) e religione. Non di meno mi lasciano perplessi i libri donati da scrittori neofiti in cerca di una vetrina per le proprie opere. 
E' chiaro che in un catalogo formato da libri regalati si trova ogni cosa. Ed è altrettanto chiaro che diventa necessario rimuovere ciò che è inopportuno (considerando che il poco tempo a disposizione rende la cosa difficile). Ciò che mi disturba è che nel farlo ho la sensazione di praticare una forma di censura. Consideriamo i libri di religione: perché dovrei toglierli? Mi è capitato che addirittura mi fossero chiesti da alcuni pazienti. Magari basterebbe che creassi una sezione in cui è dichiarato che si tratta di quel tipo di argomento, permettendo a quanti non sono interessati di ignorarla o di essere un riferimento per quanti li desiderano. Ma in questo caso non sarebbe corretto che cercassi il modo di avere libri anche di religione diversa da quella cattolica? E per quanto riguarda i libri di politica: vanno tolti tutti o solo quelli di partito? E se si tratta di filoni politici intolleranti?
Diffondere libri in ospedale sembra una cosa semplice, ma solo guardando a queste problematiche (e sono solo una parte) si capisce come non lo sia affatto.

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