domenica 24 gennaio 2016

Quando la narrazione diviene il mezzo per capire

Ognuno cerca storie dove ritiene sia necessario trovarle. Io ho scelto di cercarle ieri a Verona alla manifestazione Svegliatitalia indetta per sensibilizzare persone e politici sulla questione del riconoscimento delle coppie di fatto, con un'attenzione particolare ai diritti degli omosessuali. Io credo che mai come in questo ambito sia importante cercare e diffondere storie capaci di raccontare la profondità e la dignità di questo genere di famiglie, per capirle, per non lasciarsi accecare dalla paura di ciò che ci è sconosciuto. Durante il pomeriggio, ai discorsi ufficiali sono seguite riflessioni di persone comuni, desiderose di dare il proprio contributo. Una ragazza di quindici anni ci ha voluto raccontare come vede il mondo: colorato,  pieno di energia, ma bisognoso d'amore. Di ogni tipo di amore. Ascoltarla è stato bello. Il suo entusiasmo positivo faceva bene al cuore. E al suo "Viva l'amore" urlato con uno splendido sorriso per concludere, è seguito un applauso e un mio pensiero: perché l'energia positiva non può dominare su tutto?  Per quale
motivo molti giovani riescono a vedere forme famigliari variegate mentre le persone più mature tendono ad arroccarsi in difesa per salvaguardare il matrimonio tradizionale che, anche per gli etero, andrebbe modificato e aggiornato? Ascoltando poi la ragazza che è seguita, che raccontava la sua passata disperazione di giovane lesbica innamorata, che a sedici anni si sentiva senza futuro a causa del suo Paese, il quale non le prometteva una vita di donna dignitosamente vissuta, non ho potuto non notare la differenza tra le due: la prima, fresca, ma ingenua, seppur sicura di sé, che chiedeva diritti per altri; e la seconda, che trasmetteva il bisogno di averli quei diritti, di acquisire anche lei sicurezza e dignità che non provenissero dall'orgoglio gay, ma dalla fierezza di essere un cittadino italiano tutelato dal proprio Stato. Queste sono storie narrate, ma non ancora scritte. Ma io credo che nei libri noi possiamo già trovare testimonianze, e anche romanzi in  grado di permetterci una visione più chiara, più vera della realtà, anche la più distante da noi. Ed è per rappresentare l'importanza che la letteratura può avere nelle comprensione di ogni diversità che ho voluto portare con me il libro di Fabio Bartolomei, We are family (che ho recensito qui e citato qui), che con il suo titolo non lascia dubbi, così da raccoglierne il significato in una foto. E in una foto ho immortalato le amiche Elena e Sara che famiglia lo sono già e con la loro quotidiana testimonianza stanno scrivendo una storia che mi auguro vedrà in un vero matrimonio il lieto fine.










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