venerdì 11 settembre 2015

Quanto è difficile spiegare la biblioterapia

Grande affluenza ieri sera alla presentazione dei corsi dell'Università Popolare di Sona, tra cui quello di Biblioterapia, che ho cercato di illustrare. Compito non semplice. Ogni anno mi pongo lo stesso problema: come far comprendere cos'è la biblioterapia? La difficoltà vera è che appena pronuncio la parola "libro", questa viene accostata all'aggettivo "noia". Gli altri corsi sono molto specifici, dichiarano immediatamente l'argomento che trattano. Ma la biblioterapia? Qual è l'argomento centrale? Quali abilità insegna? Come si struttura il programma? Che c'entra la "terapia" con i libri? Sembra semplice spiegare che la biblioterapia che pratico non è una cura psicologica, bensì un metodo che aiuta a sviluppare la crescita personale, che mostra punti di vista inusuali, che aumenta la capacità di riflettere sui problemi e le possibili soluzioni, che utilizza le emozioni positive e cerca di capire quelle negative. Insisto sempre sul fatto che non sono lezioni frontali, ma laboratori in cui vi è un'altissima interazione. Sottolineo anche il fatto che la noia è bandita, che porterò testi che genereranno discussioni su temi seri, ma anche su altri molto più leggeri e divertenti. Eppure ho sempre la sensazione che la spiegazione sia stata insufficiente e che i timori di essere di fronte alla solita noiosissima lezione non siano stati fugati. Ciononostante, sono stato soddisfatto della serata: ho ritrovato l'atmosfera entusiasta di sempre, ho visto una partecipazione davvero sentita e ho rivisto qualche corsista fedele che mi segue da anni. Loro rafforzano in me una consapevolezza: se è difficile coinvolgere persone nuove, chi arriva a conoscere la biblioterapia ne rimane entusiasta. Con il tempo magari lasceranno questo corso per altri. Non importa perché avranno scoperto che i corsi di biblioterapia vanno e vengono, ma i libri non ti abbandonano mai.

Per chi fosse interessato al corso qui troverà maggiori informazioni.

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