lunedì 22 giugno 2015

Storia della biblioterapia - 9

Comprendere il motivo per cui l'Italia non è stata in grado di utilizzare la biblioterapia durante e dopo le Guerre Mondiali, come invece è accaduto in diversi Paesi, è un quesito di difficile risoluzione. La scarsità di studi nostrani non mi permette di avere una fonte bibliografica diretta con cui rispondere, ma credo di poter avanzare delle ipotesi ottenute da fonti collaterali. 
Un fattore importante è stato certamente la diffusa analfabetizzazione tra i soldati. Basti pensare che, alla fine dell'Ottocento, si misuravano picchi di analfabetismo, soprattutto nel Mezzogiorno, che arrivavano all'80% della popolazione. Anche la presenza della Chiesa Cattolica ha avuto un ruolo. Da sempre la tradizione cattolica ha scoraggiato la scelta autonoma dei libri, così come la lettura delle Sacre Scritture che, invece, nei Paesi di religione protestante, era incoraggiata. Sulle Sacre Scritture buona parte dei Paesi del Nord-Europa ha costruito le basi della propria alfabetizzazione, favorendo e incoraggiando le abilità necessarie alla lettura in autonomia. La tradizione cattolica ha dovuto attendere il Concilio Vaticano II° (1962-1965) prima di abbandonare l'idioma latino nella liturgia e quindi nella catechesi. Negli stessi anni diventava obbligatorio frequentare la scuola media inferiore (1962). Queste convergenze sono state sicuramente utili a cambiare la situazione italiana, che però ha continuato a mantenere un certo ritardo rispetto al resto d'Europa e non solo. Anche la situazione politica ha avuto un'influenza importante. Il ventennio fascista ha imposto una severa censura nei confronti dei libri, ostacolando in ogni modo lo svilupparsi di nuove idee e tradizioni letterarie. L'imporsi di una parte politica legata alla chiesa nel dopoguerra ha frenato anch'essa lo sviluppo di idee autonome (e quindi di letture alternative) fino alla rivoluzione culturale del Sessantotto, quando una spallata liberatrice ha permesso di ipotizzare nuovi modelli sociali e di vita. Si diplomavano in quegli stessi anni, alla scuola media inferiore, i primi ragazzi che avevano potuto accedere in massa a quel tipo di istruzione. E che di quel fervore culturale potevano questa volta godere e partecipare, soprattutto grazie alle nuove letture a cui potevano finalmente accedere.

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