lunedì 8 giugno 2015

Il bar delle grandi speranze (8-)

Per me J.R. Moehringer è stato uno sconosciuto finché non ho chiesto notizie su di lui ai miei librai di fiducia. In realtà ho chiesto loro un'opinione su Il bar delle grandi speranze, che stavo leggendo in quel momento, incontrato per caso. E' così che ho scoperto essere colui che ha sostanzialmente aiutato Andre Agassi a scrivere l'autobiografia Open che, lo confesso, manca all'appello delle mie letture e che ha avuto un notevole successo. Il bar delle grandi speranze è anch'essa un'autobiografia e narra di J.R. Moehringer da bambino e poi ragazzo, con le tante difficoltà della vita e il suo legame, in alcuni casi eccessivo, con il bar chiamato Dickens, poi Publicans, e l'alcol. Pur non essendo una scrittura particolarmente curata, è certamente attraente. Ho trovato un po' troppo lungo il libro, ma ha saputo comunque mantenere abbastanza costante la mia curiosità. Non pensavo si potessero dire così tante cose di un bar e credo che taluni possano considerarlo un racconto su gente alla deriva. In realtà la bellezza del libro sta proprio nell'interpretare nel modo giusto i riti sociali e quello che ci sta dietro, avendo come filo conduttore le vicende di un ragazzo allevato dalla sola madre e l'ombra dell'abbandono del padre.
Raccomandato a tutti coloro che lavorano in un bar e a coloro che amano le storie di chi ce la fa nonostante una famiglia difficile

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