lunedì 29 giugno 2015

A ogni malato il suo libro

Quali libri sarebbe utile avere in ospedale per accontentare i gusti dei pazienti? La risposta è ovvia: nella maggior parte dei casi tutti i generi di intrattenimento. Non importa se si tratta di romanzi, gialli, noir, biografie o altro. Eppure ci sono delle eccezioni. Nella mia cardiologia abbiamo testi usati, raccolti senza nulla scartare. Alcuni possono apparire talmente insoliti da chiedermi se lo spazio che occupano valga la pensa di essere utilizzato in questo modo. La risposta a questa domanda mi è arrivata ieri quando un paziente, alla mia offerta di procurargli un libro, mi ha chiesto un testo che parlasse di architettura. Nonostante i tanti tomi particolari che avevo in libreria, nessuno parlava di architettura. Finché ho notato un grosso volume mai spostato da nessuno. Si trattava de Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti di Giorgio Vasari. Ho pensato: perché non proporre questo testo? Non è precisamente un libro di architettura, ma parla delle biografie anche di architetti e potrebbe essere una lettura piacevole, seppure insolita. Perciò ho tentato. E la risposta è stata più che positiva. Il mio paziente non conosceva il Vasari. Mi è bastato dare qualche cenno su chi era e poi ho lasciato che il testo si occupasse del resto. Successivamente abbiamo anche parlato di alcuni brani letti, delle sue impressioni e del suo stupore nel trovare pensieri che corrispondevano ai suoi riguardo l'arte. Ad un certo punto ho dovuto interrompere la nostra conversazione per il sopraggiungere di compiti che dovevano essere espletati (nella realtà clinica è difficile dilungarsi nelle conversazioni con i pazienti). Ma sapevo di lasciare il paziente con la migliore delle compagnie.

4 commenti:

  1. Ciao, cercavo informazioni sulla biblioterapia ed ho scoperto con piacere il tuo blog. Ho visto la tua pagina su anobii e ti ho "avvicinato" anche da lì. Abbiamo due cose in comune: sono anch'io un lettore accanito ed un infermiere.

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    1. Ciao Mirco, è un grandissimo piacere incontrare un collega appassionato di libri. Sappi che un infermiere può praticare la biblioterapia con risultati eccellenti solo se i libri li ama davvero. Certo, uno può studiare letteratura e i diversi processi biblioterapeutici. Ma il risultato a cui può giungere chi nei libri crede davvero non li avrà mai.
      Riguardo Anobii, purtroppo la mia libreria è ancora vergognosamente incompleta e come social fatico a utilizzarlo: troppe cose da fare.
      A presto

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    2. Ciao Marco, non intendo diventare biblioterapeuta, mi sono informato per curiosità, mi piacerebbe però riuscire a portare i libri dentro all'ospedale in cui lavoro... Trovo che Anobii sia uno strumento utile per scoprire delle nuove letture interessanti, ma capisco che non ci sia mai tempo sufficiente per tutto.
      Un saluto, a presto.

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  2. Praticare la biblioterapia non significa diventare biblioterapisti. La biblioterapia è una tecnica utilizzabile in ambito clinico così come la medicina narrativa, il counselling o la relazione d'aiuto. Essere infermiere e lettore ti permette di giungere più facilmente alla competenza necessaria per praticare la base della biblioterapia. Ti prego di non considerare questa divulgazione come pubblicità. E' che i libri possono essere molto più utili di quello che immagini.

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