mercoledì 27 maggio 2015

IV - Il diritto di rileggere

Rileggere un libro è un diritto non sempre facile da comprendere. Vi è mai capitato di qualcuno che affermasse le innumerevoli volte che ha riletto il libro preferito? Credo che non amare la rilettura sia un difetto, che purtroppo mi appartiene. Ho conosciuto un ragazzo che ha letto Il Signore degli anelli di Tolkien oltre una decina di volte. La sua passione per quest'opera era palpabile quanto la competenza che possedeva riguardo la Terra di Mezzo. Non posso che ammirare questo tipo di lettori e sperare di poter esercitare presto anch'io questo diritto. Rileggere significa notare particolari, apprezzare maggiormente la scrittura, memorizzare la trama nel suo insieme e non a pezzi. Ma perché ritenere la rilettura un diritto quando appare come un'abilità? Io credo che spesso apprezziamo i lettori soprattutto per il numero di libri che leggono. Ma di lettori ne esistono di tipi differenti. E se spesso il numero di volumi letti appare come un valido indice di valutazione, in alcuni casi non lo è. Essere lettori cambia anche dal modo di leggere. Un libro, amato e apprezzato grazie proprio alla rilettura, vale molti volumi consumati voracemente di cui si ricorda poco o nulla. Perché anche il ricordo di un libro, il suo approfondimento e comprensione hanno un valore.

2 commenti:

  1. Gent.le Marco,
    anch'io faccio parte di quella categoria di bibliofili che, tuttavia, non ama rileggere i libri. L'unico romanzo che ho letto due volte è stato "Il diario segreto di Adrian Mole di anni 13 e 3/4" scritto da Sue Townsend.
    Poi è vero che ne ho riletti altri, ma l'ho fatto per motivi di studio (scrittura di tesine e Tesi di Laurea).
    Sono pienamente d'accordo sul fatto che spesso, si legge troppo in fretta tendendo a dimenticare, Per scongiurare tale pericolo, tengo un diario letterario ed una pagina Facebook, in cui annoto le impressioni a caldo.
    Per quanto riguarda invece. il fatto che la lettura ci faccia scoprire lati diversi (di noi e del libro) letto in periodi differenti della nostra vita, credo semplicemente che ci sia un libro per ogni momento della nostra esistenza; per tale motivo, preferisco abbandonare la lettura di quei libri che, in quel determinato periodo, non riescono a comunicarmi più nulla. Tuttavia, non li abbandono mai definitivamente. Semmai mi vendico scrivendone peste e corna nel mio diario letterario...
    Grazie per l'attenzione e mi perdoni per il commento forse un po' troppo lungo.
    Complimenti ancora per il blog. Al prossimo post,

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    1. Cara Loretta,
      la nostra idea è molto simile: i libri che trasmettono qualcosa sono gli unici che valga la pena di leggere e quindi amare. Perché la lettura è un atto d'amore verso quel testo che ci fa vibrare l'anima. E trovare libri di questo tipo è tutt'altro che facile. Per questo verrò a spiare le tue pagine annotando solo i titoli di cui parli bene. Alle mie letture migliori difficilmente sono pervenuto tramite le recensioni ufficiali, ma solo attraverso i consigli di altri lettori. Che sono sempre i consigli migliori!!

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