mercoledì 25 febbraio 2015

Uno di noi lettori nel quarto libro di Harry Potter





Le potenzialità dei libri sono infinite? Ebbene sì! Il mio lavoro con la Biblioterapia me ne dà continuamente la prova. E non solo il mio lavoro. Studio con costanza gli sviluppi possibili della letteratura nelle pratiche educative e di cura e ho sussultato quando ho letto la storia della piccola Natalie McDonald, di nove anni, colpita dalla leucemia. Il suo rimedio contro il dolore? Harry Potter! Vi si immergeva completamente e vi trovava conforto. Al tempo degli avvenimenti aveva potuto godersi solo i primi tre libri ed era in attesa del quarto. Natalie era totalmente innamorata dei libri di Harry Potter tanto che la madre scrisse alla Rowling affinché inviasse un autografo alla sua piccola, ultima soddisfazione per quella giovane vita che se ne stava andando. Ma è risaputo come, durante la stesura dei libri, l'autrice si isolasse completamente dal mondo, evitando ogni contatto possibile. Quando le giunse notizia di Natalie non inviò un autografo, bensì una lettera in cui raccontava, in anticipo sulla pubblicazione, la trama del quarto libro "Harry Potter e il calice di fuoco". Purtroppo la missiva giunse troppo tardi. Nonostante ciò i genitori di Natalie intrattennero per un anno una corrispondenza con la Rowiling che poi incontrarono di persona. Ma l'essenza di questa storia sta proprio nel quarto libro di Harry Potter. Durante il primo accesso alla scuola, il cappello parlante assegna ogni studente del primo anno a una delle quattro case: viene chiamato per cognome e nome, e poi gli viene indicato la casa cui apparterrà. Uno di questi studenti viene chiamato e assegnato alla casa del Grifondoro, la stessa cui appartiene Harry. Il suo nome è Natalie McDonald. È in questo modo che la Rowling ha donato ai genitori di Natalie l'immortalità tra le pagine della loro piccola.



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