mercoledì 24 settembre 2014

Non ci serve una cattedra per insegnare: siamo lettori




La notizia di oggi, riguardo le minacce intimidatorie al procuratore di Palermo Roberto Scarpinato, mi ha fatto sentire, come accade alla maggior parte di noi di fronte ai grandi eventi, impotente. Ma c'è sempre un agire che possiamo mettere in moto. Non è la prima volta che lo faccio e l'efficacia l'ho già provata. Semplicemente entro in una libreria online e controllo cosa ha pubblicato colui che viene minacciato. Generalmente personaggi di questo calibro hanno quasi sempre scritto riguardo ciò di cui si occuapano. Questo raggiunge due scopi. Il primo è di dare un contributo concreto. Per modesta che sia, una parte dei soldi che utilizzo per l'acquisto del libro andrà a lui sotto forma di diritti d'autore e questo mi fa sentire partecipe, solidale. Per questo preferisco comprare anziché prendere in biblioteca il testo. Il secondo scopo è di conoscere meglio le idee di una persona che rischia la vita nell'esercizio della propria professione e consapevolmente prosegue. Questo mi renderà un cittadino migliore e mi permetterà di divulgare, anche semplicemente durante le mie conversazioni occasionali, questo nuovo sapere. Ricordiamoci che è connaturato in noi la vocazione a insegnare a chi ci è vicino. Non ci serve una cattedra: siamo lettori.

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