lunedì 5 maggio 2014

Il pesce non serve, diamo loro una canna da pesca...




Seguo con interesse gli episodi che si stanno ripetendo in Nigeria, ovvero il rapimento di ragazze che studiano nei licei, in procinto di tenere gli esami. Sembra l'ennesima primitiva iniziativa bellica lontana da noi, dai significati ignoti e dai contorni inquietanti. Gli islamisti di Boko Haram (che significa "l'educazione occidentale è peccato"), contrari all'attuale governo, anch'esso di matrice islamica, sembrano poter agire con facilità. Qualcuno afferma che le ragazze siano state fatte espatriare e vendute. Consideriamo che esse sono giovani che hanno già una preparazione di base e hanno il desiderio di costruirsi un futuro da professioniste, magari da dirigenti. Gli estremisti temono il sapere. Noi, spesso, lo sottovalutiamo. Mi chiedo perché. Viviamo in un mondo parallelo rispetto alla realtà africana, in modo completamente diverso. Eppure la nostra esistenza non è priva di problemi: perché da noi, dove la cultura è a libero accesso, non viene considerata utile? I problemi sono completamente differenti, ma pensiamoci: le donne che accedono al potere sono ancora minoritarie, e quelle che vi giungono provengono spesso da una classe sociale privilegiata. Se ne deduce che anche in Italia una ragazza qualsiasi ha scarse possibilità di cambiare in modo incisivo la realtà del Paese. Certamente potrà dirigere un'azienda, insegnare all'Università, entrare in politica. Eppure un premier donna non c'è ancora stato, così come un presidente della repubblica. Un interessante articolo su thepostinternazionale.it rivela come le donne di potere, nel sud-est asiatico, siano spesso parenti di uomini di potere che passano loro l'incarico governativo in modo quasi ereditario, mentre in occidente i contorni sono più sfumati e si fa strada l'idea che gli uomini lascino il potere alle donne nei momenti di maggiore crisi, quando il danno è ormai irreparabile e la pessima figura incombente. Oggi Manala, la giovane pakistana colpita quasi a morte per il suo desiderio di studiare, ha richiamato la comunità internazionale su quelle giovani, ormai dimenticate dall'occidente. Ancora una volta dimenticate (salvo le solite inutili pressioni di cui si conosce solo l'inefficacia). Non possiamo lamentarci degli sbarchi di immigrati se i nostri governi non daranno a quei popoli gli strumenti per crearsi un futuro. E il primo tra questi non può essere che la cultura.

1 commento:

  1. Questi episodi mi fanno sempre pensare a come questi popoli più sfortunati ci ricordino che la cultura non è "un", ma "il" valore ed è veramente triste constatare che noi "fortunati" neppure ce ne accorgiamo. E a volte temo che questa sarà la nostra vera rovina...

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