giovedì 6 marzo 2014

La grande bellezza...dei libri




Le critiche, positive o negative, al premio Oscar a Sorrentino, si sprecano in queste ore. Siamo diventati tutti opinionisti? Allora mi cimento anch'io.
Ne ho visto poco più della metà. Tornato dal lavoro, mi sono immerso nelle splendidi immagini di una Roma spettacolare e in una trama non chiara. Alla fine del film ho atteso di sentire che ne pensavano i miei figli, che se lo sono visto per intero nell'altra stanza. È comparso sulla porta il più grande, che ha detto: "Bello, mi è piaciuto, ma non è che l'ho ben capito...". Le mie sensazioni non sono state molto diverse, ma ho potuto fare un parallelo con un libro. Anzi, con un autore. Quando lessi "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez, sentii la piacevolezza della scrittura senza comprendere a fondo la trama. Al termine della lettura ebbi l'impressione di non aver capito nulla. Eppure ero entusiasta di quel libro.
È uno dei pochi che da subito mi sono ripromesso di rileggere. Per "La grande bellezza" ho sentito una sensazione simile. Da rivedere per godere degli splendidi scorci, e per capire un po' di più.

1 commento:

  1. Ovviamente, da romana, mi sono precipitata a vederlo l’anno scorso appena uscito.
    Mi è piaciuto poco a parte lo scorrere finale delle sequenze dal Tevere che trovo poco usuale (invidio chi lo ha potuto fare) e che danno scorci autentici della città. Ho trovato invece poco credibile Verdone, per esempio. Ho trovato splendido il nostro Toni Servillo. Non oso immaginare il film senza di lui.
    Dall’estero amiamo cose che a casa nostra a volte ci annoiano, così gli americani, in odore di Fellini, l’hanno premiato. Ed in fondo Fellini era allegorico e a volte bastava a se stesso, così come “La grande bellezza”. Ma questo è il mio pensiero.
    Rita

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