mercoledì 8 gennaio 2014

Ciò che si vede negli occhi di in lettore




Ieri mattina sono stato in un luogo dove spesso leggo libri: l'ufficio postale. Quando so che dovrò in attesa, non esco di casa senza il mio e-reader. Mettendomi in fila, posso prendermi il tempo per scegliere un libro, spulciando qua è là, senza frenesie, senza ansia. Sono arrivato al punto che se la fila è troppo breve mi infastidisco. La verità è che il tempo che rubo quotidianamente per leggere mi viene talvolta mi viene rimproverato. E quando non mi viene fatto pesare, ci pensano i sensi di colpa (a volte...). Ma quando devo fare lunghe file, nessuno vuole sostituirmi. E posso prendermi il mio tempo senza ansia alcuna. Ieri mattina, terminata la fila, mi sono trovato faccia a faccia con l'impiegato delle poste. Mi ha osservato, stranito. Non era tanto il fatto che stessi leggendo (la maggior parte della gente se ti vede con un e-reader pensa che tu stia navigando su un tablet). Era proprio la mia faccia che non riusciva a decifrare. Quando smetto di leggere, all'improvviso, perché è arrivato il mio turno, riemergo dalla storia senza riuscire a essere completamente libero da essa. Anch'io, come tutti i lettori, mantengo negli occhi il mondo che ho vissuto nei libri. Ed è una cosa così fantastica, ma così poco conosciuta, che coloro che non l'hanno mai provata non sono in grado di comprendere di cosa si tratta. Non mi ha disturbato aver fatto la figura dello stordito: le apparenze non mi hanno mai interessato. È che mi è rimasto il dispiacere che l'impiegato delle poste non possa godere dello stesso piacere. Poveretto!!

Nessun commento:

Posta un commento