domenica 21 aprile 2013

Bilanci letterari




È tempo di bilanci. Ormai è chiuso il progetto che ho portato avanti con l'associazione per persone con cardiopatia congenita "Il grande cuore di Moreno", così come la collaborazione con il centro per le abilità scolastiche "Facciamo il punto". Sto anche preparando la tesi per la laurea magistrale, e un esame di latino che mi fa dannare, dritto verso un'altra conclusione: e poi dove andrò? Essere infermiere è senz'altro il mio ruolo principale, senza di esso non potrei mantenermi e quindi dedicarmi ai miei libri. Ma le attività letterarie sono per me solo occasionali, balzi in un mondo parallelo di incommensurabile bellezza. A volte mi bastano, a volte no. Vorrei più tempo. Più tempo per leggere e per scrivere, più tempo per progettare, più tempo per sperimentare. Più tempo...
Ieri guardavo il profilo su facebook di Alessandro D'Avenia. Confesso che ho provato molta invidia. Non per il suo successo come scrittore, certamente meritato e riconosciuto ovunque. Il motivo è che lui è riuscito a improntare l'intera sua vita sulla cultura, sui libri, sulla creatività: insegna, scrive, tiene incontri culturali di vario genere. Certo, in giovane età lui ha fatto scelte diverse dalle mie. Riconosco i miei limiti, è giusto che le cose siano andate come sono andate. Ma ogni volta che trovo persone che possono vivere di letteratura, il sentimento dell'invidia riaffiora. E punto in alto nel mio sentimento. Gelosia per chi vive di cultura essendo insegnante? troppo spesso gli insegnanti sono frustrati, pensano di essere capitati nel peggior mondo possibile, quando io conosco universi di difficoltà professionale che loro neppure immaginano. E non comprendono che se c'è qualcuno che può contribuire a cambiare il mondo sono proprio loro.
Quindi Se devo essere invidioso, lo faccio solo con i grandi. Perché poi mi guardo indietro e so che sono fortunato. Non potrò mai vivere di letteratura, è vero. Ma è entrata nel mio DNA e faccio parte di quella piccola, ma importante comunità a macchia di leopardo diffusa nel mondo, che è quella dei lettori accaniti, gli amanti del libro in ogni sua forma. In fondo credo che questo privilegio dovrebbe bastarmi...

2 commenti:

  1. Credo sia normale, quando è tempo di bilanci, guardare indietro ed avere qualche rimpianto. Non sempre le nostre decisioni col senno di poi ci sembrano tutte appropriate ma io credo che noi siamo proprio il frutto delle nostre scelte, giuste o sbagliate che siano e che è proprio la strada, il percorso che abbiamo fatto che ci ha portato ad essere ciò che siamo.Se avessi fatto l'università a suo tempo potresti anche essere un professore di ruolo ma chi ti dice che non saresti tra quelli annoiati che hanno perso la gioia di insegnare? Forse la tua grande passione per i libri e la letteratura non sarebbe così forte e intensa se non l'avessi conquistata con la fatica e la dedizione che le hai dedicato... forse... M.

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  2. Sono d'accordo con l'anonimo. E' credenza diffusa e non esatta che i docenti vivano di cultura. Non credo proprio, alcuni forse sì. Forse, però, hanno più tempo per leggere, se vogliono.
    Credo che tu sia maggiormente immerso in letture e letteratura rispetto a chi ne ha solo il titolo.

    A proposito, ma dove trovi quelle immagini così sempre sorprendentemente azzeccate? Complimenti!!

    Rita

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