martedì 4 dicembre 2012

Testo narrativo e testo religioso: dove sta la differenza?




Questa mattina ho colloquiato a lungo con un sacerdote con cui ho parlato di religione. Il mio punto di vista non poteva che essere legato al testo, al valore della letteratura, anche riguardo a un argomento così delicato. Da agnostico cerco risposte più nella narrativa e nella poesia che nei testi sacri. Ma possono i testi sacri essere letti come narrativa e poesia? E in questo modo cosa ci restituiscono? Mi rendo conto che il problema della letteratura e dei testi sacri è spesso il medesimo: pochi leggono. E' per questo che tanti riducono la propria religione a un'attività devozionale, cieca e irragionevole. E' per questo che molti conoscono la letteratura solo attraverso la scuola, senza goderla e capirla.
Il testo scritto, in qualsiasi caso, è lì, aspettando di essere scoperto, criticato, apprezzato. Spesso ci si lamenta di non trovare risposte: ma le cerchiamo? Nei libri ci sono, qualsiasi argomento si voglia trattare.

1 commento:

  1. Condivido in pieno. Il punto da cui parte tutto è proprio il fatto che non si legge e quindi non si è indotti a interrogarsi, non ci si sofferma a meravigliarsi o indignarsi.
    Riguardo il testo sacro, credo che leggerlo come se fosse narrativa sia comunque proficuo, perchè suscita domande e, qualche volta, suggerisce risposte, in un'ottica che una visione di fede potrebbe rendere più "piena", ma sicuramente non estranea all'umanità di una visione atea o agnostica.

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