mercoledì 14 marzo 2012

Dagli antichi la letteratura come strumento di crescita

Il principale principio dei benefici che la letteratura, e le arti in genere, generano, prendono spunto dalla Poetica di Aristotele, che introduce il concetto di Catarsi, ovvero quel senso di stupore, mutamento, emozione che la visione del teatro dava. Ma ho trovato nell'antichità un nuovo spunto, legato soprttutto alla possibilità che le arti siano strumento di evoluzione, di crescita. Nel prologo della commedia, la Hecyra, Terenzio si rivolge al pubblico in modo inconsueto. Chiede ad esso di concedergli ascolto, di dare aiuto nella rappresentazione della commedia, di diventare in qualche modo protagonista di quella situazione. Ciò che è interessante sta nel fatto che nel teatro romano si accedeva gratuitamente e quindi ogni ceto sociale era presente. Terenzio si rivolgeva anche a schiavi, donne, bambini. Quale senso di autostima provavano in quel singolo momento anch'essi? Potevano per qualche ora staccarsi dalla sudditanza e dall'inferiorità quotidiane e sentirsi pari agli altri, chiamati anche loro a concedere qualcosa. Lavorare con la letteratura non è poi così diverso. Il libro è democratico, ognuno vi si può approcciare e può diventare strumento utile per tutti. Partendo da qui è facile capire come persone anche in difficoltà possano parificarsi agli altri, creare, emozionarsi. E concedere una parte di sé nel momento creativo e di condivisione.

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