martedì 21 febbraio 2012

La chiave giusta

Sono stati davvero interessanti i suggerimenti che Monica ha dato nel post che potete trovare qui riguardo al possibile nome che potrei usare al posto di Biblioterapia. Bibliosofia, Biblioteoria, Biblioscopia, Biblioarmonia, Biblioritmia, Bibliotecnica: sostantivi ricchi di fantasia e di possibili significati. Ci penso e rifletto, anche se non so decidermi. Cambio solo il nome che uso? E il nome del blog? Come mi presento agli ambienti ufficiali che riconoscono la Biblioterapia solo con tale nome? Creo un metodo mio? Ma come posso poi confrontarmi con altri sullo stesso argomento? Penso e ripenso. I dubbi continuano. Ma il mio ringraziamento a Monica è sincero perché se c'è una cosa che ho imparato in anni di studio, lavoro e vita è che i frutti migliori si ottengono grazie al contributo di tanti. Bibliosofia, Biblioteoria, Biblioscopia, Biblioarmonia, Biblioritmia, Bibliotecnica: Penso e penso ancora...

4 commenti:

  1. Ciao marco,
    grazie a te, che proponi un servizio così interessante!Certo, a livello ufficiale occorre che il nome del servizio sia riconosciuto da tutti gli "addetti ai lavori", magari poi, nel proporlo si può giocare di fantasia.
    In ogni caso, considerato che è in aumento l'uso di psicofarmaci e preoccupante anche il numero di suicidi, io tifo per la biblioterapia, che credo possa essere un valido aiuto!

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    1. Sono lusingato dai tuoi complimenti Monica, ma la mia Biblioterapia non può arrivare alle persone con disturbi patologici. Il mio obiettivo è creare oasi di pace attraverso la letteratura, esperienze per crescere, per migliorarsi. Certo, chi ama i libri ha sempre compagnia e forse la malinconia si attutisce, ma certe situazioni oltrepassano la mia competenza. Nonostante questo il mio motto rimane uno:
      più libri per tutti!!!

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  2. Certo, alcune patologie necessitano di ben altra cura...ma solo alcune. Certe volte, invece, si tratta appunto di qualcosa che con un po' di semplice buonsenso, attenzione alla persona e sicuramente un buon libro aiuta.
    Tra i miei alunni, ad esempio, qualcuno veramente problematico c'è, ma non sono la maggioranza, quindi quando sento che bambini di 13 anni vanno in massa dal neurologo e i genitori non esiterebbero a dargli psicofarmaci un po' sono perplessa, capisci cosa intendo?

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  3. Credo di capire cosa intendi: nella vita moderna manca la favola raccontata dal vecchio, la lettera scritta costruendola parola per parola, l'esprimere se stessi con un aforisma o una poesia, il nascordersi dal mondo per leggere un libro e ritrovarsi.

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